Dall’Affresco alla Realtà: La ricostruzione di un abito medievale di Metà XIV Secolo
Introduzione: L’Indagine Archeologica, Ricostruzione di un abito medievale
Ricostruire un abito medievale non è solo un esercizio di stile, ma una vera indagine di archeologia sperimentale. Per questo progetto, l’obiettivo è stato ricreare una delle vesti che sono rappresentate nel celebre affresco del “Buongoverno” di Ambrogio Lorenzetti (Siena, 1338-1339); ho scelto quello della danzatrice sulla sinistra col braccio sollevato, perchè nell’affresco si nota bene il taglio della manica ed inoltre il colore è molto intenso. La sfida? Produrre un panno di lana che avesse la stessa caduta, consistenza e profondità cromatica delle figure dipinte quasi settecento anni fa e avere un’idea (seppur falsata da tecnologie più moderne) delle tempistiche di produzione.
Un dettaglio fondamentale del “Buon Governo” di Ambrogio Lorenzetti (1338-1339) a Siena, principale fonte iconografica per lo studio del drappeggio e dei colori delle vesti del XIV secolo.
1. Il “Tempo Invisibile”: Dalla Pecora al Filo
Nella mia ricostruzione ho utilizzato filato di lana già pronto, ma nel XIV secolo il processo sarebbe iniziato molto prima. Per ottenere i circa 1,2 kg di filato necessari per questa pezza (considerando gli scarti), il lavoro sarebbe stato immenso.
Tosa e Lavaggio: La lana sporca va lavata ripetutamente per eliminare la lanolina. Tempo stimato: 5-6 ore.
Cardatura manuale: Preparare le fibre per la filatura usando cardi vegetali o pettini. Tempo stimato: 15 ore.
Filatura con fuso e conocchia: Questa è la vera “idrovora” di tempo. Per ottenere un filo doppio con la resistenza necessaria per 6 metri di ordito e trama, una filatrice esperta avrebbe impiegato circa 120-150 ore di lavoro costante.
Le fasi preliminari della creazione del panno: un processo che nel medioevo richiedeva centinaia di ore di manodopera prima ancora di giungere al telaio.
2. Produzione del Panno: Orditura e Tessitura
La creazione del tessuto è avvenuta partendo da Lana 100% in filo doppio, titolo 2/25000, impostando una densità di 4 fili/cm in ordito e 8 fili/cm in trama. Di seguito sono riportati i dati metrici rilevati al termine della tessitura:
Tessitura: 5 ore per una pezza di 6m x 70cm. Storicamente: ~12 ore.
Nota tecnica: L’uso della rocchettatrice elettrica e del filato industriale maschera il fatto che, nel Medioevo, occorrevano circa 10 filatrici per tenere impegnato un singolo tessitore a tempo pieno.
Nota sulla tecnologia tessile: È doveroso precisare che il telaio utilizzato, pur essendo di tipo manuale, offre prestazioni meccaniche decisamente superiori rispetto agli strumenti disponibili nel XIII secolo. I telai dell’epoca di Lorenzetti, pur rappresentando l’avanguardia tecnologica del tempo ( passando dal verticale a pesi all’orizzontale a pedali ), mancavano di componenti oggi fondamentali come i pettini in acciaio rettificato e i sistemi di tensione micrometrica.
Questi aiuti moderni non solo riducono lo sforzo fisico, ma garantiscono una regolarità di battuta e una costanza di tensione dell’ordito quasi impossibili da replicare manualmente senza una maestria acquisita in anni di bottega. Senza queste agevolazioni, i tempi di tessitura sarebbero stati almeno il doppio, con un impegno muscolare e una vigilanza visiva costanti per evitare difetti strutturali nel panno.
la fase dell’orditura: 5 ore di lavoro per posizionare correttamente il filato di lana prima di iniziare la tessitura vera e propria, l’ orditura è frontale con avvolgimento su subbio posteriore.Il ritmo della tessitura: un passaggio costante per garantire una densità di 8 fili per cm in trama, fondamentale per la caduta dell’abito finale. “Come si vede nella foto, l’uso dei pedali permette di gestire i licci con velocità, un’evoluzione che nel XIII secolo stava appena iniziando a diffondersi nelle botteghe più avanzate.”
3. La Terra che Colora: La Coltivazione della Robbia
Oggi acquistiamo la polvere di Robbia pronta all’uso, ma nel Medioevo il pigmento era frutto di un ciclo agricolo pluriennale. La Rubia Tinctorumnon è un prodotto immediato:
Crescita: La pianta richiede almeno 3 anni di coltivazione prima che le radici abbiano una concentrazione di alizarina (il principio tintorio) sufficiente per un rosso intenso.
Raccolta ed Essiccazione: Le radici venivano scavate a mano, lavate e lasciate essiccare all’ombra. Questo processo di essiccazione poteva richiedere diverse settimane per evitare marciumi.
Macinazione: Una volta secche, le radici venivano polverizzate nei mulini.
Aggiungendo queste fasi, il “tempo di attesa” per il colore di un abito si misura in anni, non in ore.
Si stima che per produrre 700gr di robbia sarebbero potuti servire fino a 2.000 litri d’acqua per irrigare la coltivazione.
4. Il Processo di Tintura e il “Tiraggio”
La fase più delicata è stata la tintura con la Robbia (Rubia tinctorum), necessaria per ottenere quel rosso caldo e terroso che domina la scena del Lorenzetti. Questo processo non è puramente estetico: trasforma fisicamente la struttura della fibra.
Ricetta e Tempi di reazione:
Per il rosso ho utilizzato
700g di Robbia,
250g di allume,
60g di cremor tartaro,
25lt d’ acqua circa, in una pentola molto grande.
Mordenzatura: 2 ore e 30 minuti con allume e cremor tartaro ( per fissare il colore ).
L’allume di rocca e il cremor tartaro : i mordenti indispensabili per fissare il pigmento della robbia alle fibre di lana, garantendo un rosso solido e brillante.La fase cruciale della mordenzatura: la lana fumante viene sollevata per garantire una penetrazione uniforme del mordente (allume di rocca) prima del bagno di colore con la robbia.
Bagno di colore: 3 ore di immersione con 700g di radici di robbia pestate a mortaio.
Controllo termico: Temperatura mantenuta costante a 70°C tramite fuoco a gas (nel Medioevo questa fase avrebbe richiesto una sorveglianza della legna di oltre 10 ore).
La magia della robbia: il panno di lana assorbe il pigmento nel bagno di tintura a 70°C, rivelando il tipico rosso caldo dei tessuti medievali.
Il fenomeno del ritiro (Follatura): Il calore e l’umidità compattano le fibre, riducendo le dimensioni ma aumentando la resistenza:
Primo bagno: Perdita di 15 cm in larghezza e 20 cm in lunghezza.
Secondo bagno: Ulteriore contrazione della larghezza di 15 cm
Risultato finale: Dopo la “tiratura” (asciugatura in tensione), il ritiro si è stabilizzato a -15 cm in larghezza rispetto alla misura iniziale.
La fase di tiraggio: il panno fumante e ritirato dopo la tintura viene messo in tensione sul telaio per stabilizzare le dimensioni finali e uniformare la superficie.
NOTA: nella tintura ho battuto molto il tessuto perché volevo che avesse un aspetto più simile al panno e per questo è ritirato più di quando avrebbe fatto se l’avessi movimentato di meno.
Senza il fuoco a gas la gestione della temperatura con la legna avrebbe richiesto circa 12 ore di lavoro per mantenere il calore costante senza “bruciare” il colore.
5. Finissaggio e Confezione
Le fasi successive sono state cardatura e cimatura (o apprestamento), il momento in cui il tessuto grezzo si trasforma in un vero “panno di lana”. Dopo la tintura e la follatura, la pezza appare compatta ma con una superficie irregolare, pelosa e quasi infeltrita.
1. La Cardatura (Garzatura): Estrarre l’anima della lana
Lo scopo della cardatura sul tessuto (da non confondere con la cardatura della fibra prima della filatura) è quello di “sollevare il pelo”.
L’azione: Si sfrega la superficie del panno con dei cardi (storicamente si usavano le infiorescenze secche della Dipsacus fullonum, il “cardo dei lanaioli”). Le punte elastiche del cardo agganciano le fibre superficiali e le tirano verso l’esterno.
Il risultato: Si crea una soffice peluria superficiale che copre l’intreccio della trama e dell’ordito. Questo non ha solo una funzione estetica: lo strato di pelo sollevato intrappola l’aria, rendendo l’abito molto più isolante e idrorepellente (le gocce di pioggia scivolano sulla peluria senza penetrare subito nella struttura).
L’uso dei cardi naturali (Dipsacus fullonum): un metodo millenario per graffiare dolcemente la superficie del panno e sollevarne il pelo prima della rifinitura.
2. La Cimatura: La scultura del panno
Una volta sollevato il pelo, la pezza appare “spettinata”. Qui interviene la cimatura.
L’azione: Nel Medioevo si usavano anche enormi e pesantissime cesoie d’acciaio. Si tratta di “radere” il tessuto a un’altezza costante.
La precisione: È un’operazione rischiosissima. Un millimetro di troppo e si taglia la struttura del tessuto (l’armatura), rovinando ore di tessitura.
Il “Panno di Lana” nobile: Attraverso ripetute sessioni di cardatura e cimatura, si ottiene un aspetto simile al feltro ma con la stabilità di un tessuto. La superficie diventa lucida, vellutata e uniforme.
L’arte della cimatura: radere la peluria in eccesso sollevata dai cardi per ottenere una superficie del panno vellutata e uniforme, pronta per il confezionamento.
3. Perché è fondamentale per l’abito del Lorenzetti?
Se guardi attentamente le figure del “Buongoverno”, noterai che le vesti non mostrano la “grana” del tessuto (come farebbe un lino o una tela grezza). Il colore è pieno e le ombre sono morbide.
Drappeggio scultoreo: Solo un panno cimato permette quelle pieghe pesanti e definite che vediamo nell’affresco. Un tessuto non rifinito risulterebbe rigido o “povero”.
Resistenza al taglio: La cimatura, unita alla follatura precedente, “chiude” i bordi del tessuto. Questo permetteva ai sarti medievali di lasciare spesso i bordi “a taglio vivo” senza che si sfilacciassero eccessivamente, facilitando la precisione millimetrica degli orli.
Dopo 3 ore di cardatura e cimatura della pezza, sono passata alla sartoria:
Taglio: 1 ora circa.
Cucitura: Circa 13 ore totali (divise in due giorni) per assemblaggio e rifiniture manuali.
La cura del dettaglio: la cucitura a mano con ago in bronzo e filo cerato con cera d’api naturale per garantire massima resistenza e scorrevolezza nelle rifiniture dell’abito.
Tabella Comparativa: Il Valore del Tempo
Fase di Lavorazione
Mio Tempo (Moderno)
Tempo Storico (Stimato)
Produzione Robbia (Crescita)
Acquistata
3 anni
Filatura e Prep. Lana
–
~ 150 ore
Orditura e Tessitura
10 ore
32 ore
Tintura e Finissaggio
8.5 ore
~ 18 ore
Taglio e Cucito
13.25 ore
13.25 ore
TOTALE ORE DI LAVORO
~ 32 ore
~ 213 ore
Riflessioni Finali: L’Antropologia del Manufatto
Concludere la ricostruzione di un abito ispirato al Buongoverno non significa solo aver terminato un capo di vestiario, ma aver compreso, attraverso il corpo e il fare, la complessa rete di relazioni che legava l’uomo medievale al suo ambiente.
Il risultato finale: circa 60 ore di lavoro storico condensate in un abito di pura lana tinta naturalmente.
La “Densità” del Tempo
Mentre la moda contemporanea si fonda sull’istantaneità, l’archeologia sperimentale ci restituisce la densità del tempo. Ogni fibra di questo panno di lana è un accumulatore di ore: dalle 150 ore necessarie per la filatura manuale ai tre anni di attesa silenziosa per la maturazione della robbia nel terreno. Abbiamo calcolato che, nel XIII secolo, questo abito avrebbe richiesto circa 223 ore di lavoro umano diretto. Questo ci rivela che l’abito non era un bene di consumo, ma un patrimonio di famiglia, un oggetto dotato di una propria “biografia” che superava spesso quella del suo proprietario.
L’Ecologia Politica del Colore
Il dato sui 2.000 litri d’acqua necessari per produrre i 700g di robbia trasforma il rosso da semplice scelta estetica a dichiarazione politica. Nella Siena del Lorenzetti, indossare un rosso così vibrante significava esibire il controllo della città sulle risorse idriche e sui cicli agrari. Il colore era energia trasformata: acqua, sole e il sudore della manodopera agricola impiegata nello scavo profondo delle radici. Il “Buon Governo” dipinto sulle pareti trova così un riscontro fisico nella gestione d’eccellenza delle risorse necessarie a vestire i suoi cittadini.
La Memoria dei Gesti
Sebbene il fuoco a gas e l’elettricità abbiano alterato i tempi della mia ricerca, la materia non ha mentito. Il tiraggio del tessuto e il suo restringimento dopo la tintura sono leggi fisiche immutabili. Affrontare il ritiro di 15 cm in larghezza significa comprendere perché la sartoria medievale fosse basata su geometrie così rigorose: non si trattava di stile, ma di rispetto sacrale per un materiale che era costato anni di attesa.
Una vetrina d’eccezione: Il Millennials Fest
L’occasione per presentare questo lavoro è stata straordinaria: il Millennials Fest 2017 – Siena Food Innovation. Nel cuore di Siena, all’interno del Cortile del Podestà di Palazzo Pubblico, ho partecipato alla ricostruzione storica delle attività lavorative del XIV secolo. L’evento, volto a coniugare innovazione agricola e radici storiche, mi ha permesso di esporre il processo produttivo proprio a pochi passi dagli affreschi originali.
Il progetto è stato realizzato in collaborazione con Archeòtipo, spin-off dell’Università di Siena composta da archeologi e professionisti specializzati nella Public History. Celebri per la gestione dell’Archeodromo di Poggibonsi, gli esperti di Archeòtipo garantiscono il rigore filologico necessario per trasformare una ricerca iconografica in un reperto vivente.
Sintesi Sperimentale
Indossare questa ricostruzione oggi non è un atto di nostalgia, ma un ponte cognitivo. Ci permette di percepire il peso reale (1,150 kg) e il valore simbolico di un’epoca in cui l’uomo non era un semplice consumatore, ma il fulcro di una catena produttiva lenta, consapevole e profondamente connessa ai ritmi della terra. Restituiamo così dignità a quel lavoro invisibile che Ambrogio Lorenzetti ha celebrato nei suoi affreschi e che noi, con il fuso e il telaio, abbiamo cercato di far rivivere.