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La viscosa

La viscosa è una fibra che spesso viene percepita come “naturale”, perché nasce dalla cellulosa, ma in realtà è il risultato di una lavorazione chimica complessa. Per questo viene normalmente definita una fibra artificiale cellulosica o fibra rigenerata: non è una fibra sintetica come il poliestere, ma nemmeno una fibra naturale filata direttamente così come si trova in natura.

Morbida, fluida, piacevole al tatto e capace di assorbire bene il colore, la viscosa ha avuto un ruolo importante nella storia del tessile moderno. Per oltre un secolo ha rappresentato una risposta concreta al desiderio di ottenere tessuti dall’aspetto elegante e setoso, ma con costi più accessibili rispetto alla seta naturale.

Che cos’è

Con il termine viscosa si indica comunemente una fibra tessile ottenuta dalla cellulosa, in genere ricavata dal legno o, in alcuni casi, dai linters di cotone ( fibre cellulosiche molto corte, lunghe meno di 3 mm, che rimangono attaccate al seme del cotone dopo il processo di sgranatura) . La cellulosa viene sciolta e trasformata in una massa viscosa, da cui il nome, che viene poi estrusa attraverso minuscoli fori per formare filamenti continui o fibre tagliate.

Dal punto di vista tecnico, la viscosa rientra nella grande famiglia del rayon, termine usato in ambito internazionale per indicare le fibre cellulosiche rigenerate. In pratica, si può dire che la viscosa è la forma più nota e storicamente più diffusa del rayon.

Come è nata : dalle prime sete artificiali alla produzione industriale

La storia della viscosa si inserisce nel più ampio tentativo, sviluppato nell’Ottocento, di creare una “seta artificiale”. In un’epoca in cui la seta naturale era preziosa e costosa, chimici e industriali cercavano una fibra che ne imitasse la brillantezza e la finezza.

Uno dei primi risultati concreti arrivò in Francia con Hilaire de Chardonnet, che mise a punto una fibra artificiale a base di nitrocellulosa. La sua “seta di Chardonnet”, avviata industrialmente nel 1891, fu la prima fibra artificiale prodotta commercialmente. Tuttavia aveva un grave limite: era altamente infiammabile.

Il vero punto di svolta arrivò quando i chimici britannici Charles Frederick Cross, Edward John Bevan e Clayton Beadle svilupparono il processo della viscosa, basato sulla trasformazione della cellulosa in xantato di cellulosa e sulla successiva dissoluzione in una soluzione alcalina. Questo metodo rese possibile una produzione più stabile e più adatta all’industria tessile.

All’inizio del Novecento la viscosa cominciò a diffondersi rapidamente. La britannica Samuel Courtauld & Company avviò la produzione su larga scala nel 1905, contribuendo in modo decisivo alla diffusione mondiale di questa fibra. Da quel momento la viscosa divenne una delle protagoniste del tessile moderno, trovando impiego in abiti, fodere, biancheria e tessuti d’arredo.

Come si produce

Il processo classico di produzione della viscosa parte da cellulosa purificata, generalmente sotto forma di pasta di legno. La materia prima viene trattata con soda caustica per ottenere cellulosa alcalina; successivamente viene fatta reagire con solfuro di carbonio per formare xantato di cellulosa. Questa sostanza viene poi sciolta nuovamente in soluzione alcalina, ottenendo una massa densa e viscosa.

La soluzione così ottenuta viene filtrata, lasciata maturare e infine estrusa attraverso filiere immerse in un bagno chimico che rigenera la cellulosa sotto forma di filamenti. Questi filamenti possono essere raccolti come filo continuo oppure tagliati in fiocco per essere filati in seguito.

Questo sistema ha permesso per decenni di ottenere una fibra versatile, economica e piacevole da indossare. Allo stesso tempo, però, il processo tradizionale della viscosa è stato a lungo discusso per l’uso di sostanze chimiche delicate da gestire, in particolare il solfuro di carbonio, e per il suo impatto ambientale se non controllato in modo rigoroso.

Caratteristiche

La viscosa è apprezzata soprattutto per alcune qualità che la rendono molto interessante in campo tessile:

  • ha una mano morbida e spesso setosa;
  • cade bene e offre un drappeggio fluido;
  • assorbe l’umidità in modo efficace;
  • prende molto bene tinture e stampe;
  • può ricordare, a seconda delle lavorazioni, sia il cotone sia la seta.

Accanto ai pregi, presenta anche alcuni limiti: tende a perdere resistenza quando è bagnata, può sgualcirsi facilmente e richiede una certa attenzione nel lavaggio e nella manutenzione, soprattutto nelle versioni più delicate.

Gli usi nel tessile e oltre

Fin dalla sua diffusione industriale, la viscosa è stata utilizzata in una gamma molto ampia di prodotti. Nell’abbigliamento è presente in abiti, camicie, gonne, bluse, pantaloni leggeri, sciarpe, fodere e maglieria, sia in purezza sia in mischia con altre fibre.

Negli arredi tessili trova posto in tende, rivestimenti, tessuti decorativi e biancheria per la casa, grazie alla sua capacità di offrire una buona resa estetica e una mano gradevole.

La viscosa viene impiegata anche nei non tessuti, ad esempio in salviette, prodotti assorbenti, materiali medicali e articoli monouso, perché la cellulosa rigenerata può garantire comfort e assorbenza. In alcune versioni ad alta tenacità, il rayon ha trovato storicamente applicazioni anche in ambito industriale, come corde tecniche e rinforzi.

Viscosa, rayon, modal e lyocell: le differenze

Spesso questi nomi vengono confusi, ma non indicano esattamente la stessa cosa. Rayon è il termine generale per le fibre cellulosiche rigenerate; viscosa è il tipo più classico e diffuso, ottenuto con il processo alla viscosa. Modal e lyocell sono fibre più recenti, anch’esse cellulosiche, ma realizzate con processi diversi e in alcuni casi più controllati sotto il profilo ambientale.

Per chi lavora nel tessile o sceglie un capo da indossare, capire questa distinzione è utile: non tutte le fibre cellulosiche rigenerate hanno infatti lo stesso comportamento, la stessa resistenza o la stessa manutenzione.

Pregi e criticità della viscosa oggi

Ancora oggi la viscosa rimane una fibra molto diffusa perché offre un buon compromesso tra resa estetica, comfort e costo. È fresca, piacevole sulla pelle e particolarmente adatta a capi morbidi e scivolati.

Le criticità riguardano soprattutto la qualità del processo produttivo, la provenienza della cellulosa e il controllo delle sostanze impiegate. Per questo, quando si parla di viscosa contemporanea, è sempre più importante distinguere tra produzioni poco controllate e filiere più attente alla gestione ambientale e alla sicurezza.

Conclusione

La viscosa è una fibra che racconta bene l’incontro tra natura, chimica e industria. Nata dal desiderio di imitare la seta, è diventata nel tempo uno dei materiali più importanti della modernità tessile. Conoscere come è nata, come si produce e in quali ambiti viene usata permette di guardarla con maggiore consapevolezza, andando oltre le etichette e capendo davvero cosa si nasconde dietro la parola “viscosa”.

La viscosa appartiene alla famiglia delle fibre cellulosiche rigenerate, spesso indicate con il termine generale rayon. Per un approfondimento storico e tecnico sulla nascita di queste fibre si può consultare la voce dedicata Rayon fibre cellulosiche rigenerate.

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